Gioacchino Ersoch architetto, urbanista e inventore eclettico, promuove un’architettura più adatta al nuovo ruolo di Roma: grandiosi i piani di trasformazione dei palazzi capitolini e alcuni monumenti celebrativi come quello non realizzato a Vittorio Emanuele II. Tra le opere pubbliche il Mattatoio di Testaccio, suo capolavoro e modello di razionalità ed efficienza, la cui progettazione inizia nel 1859 e viene terminata oltre trent’anni dopo.
Dalla sistemazione edilizia all’arredo urbano e del verde, dalle collocazioni dei monumenti all’arredamento interno delle sale dei Palazzi Capitolini, ogni intervento è pensato fin nei più piccoli dettagli.
Una carriera iniziata negli ultimi decenni della Roma dei Papi e proseguita poi in un contesto del tutto nuovo, che si apre a istanze più moderne provenienti dall’Europa continentale.
Ad Ersoch sono affidate opere pubbliche di rilievo: la risistemazione dei mercati comunali, l’ampliamento del cimitero monumentale del Verano, ma anche le scuole e una serie di apparati effimeri per occasioni speciali come visite di Stato, cerimonie funebri, nuove ricorrenze nazionali. A lui si devono anche numerosi interventi nei parchi cittadini e nelle ville private della città, come il padiglione in legno, realizzato nella villa del principe Alessandro Volkonskij dallo stile di retaggio svizzero.
Numerosi i progetti di arredo e di decorazione della città, giardini all’inglese e passeggiate pubbliche alla francese, che realizza nel secondo Ottocento.
Ricordiamo inoltre i lavori al parco del Pincio, di cui risistema la passeggiata, i giardini e adegua molte delle strutture presenti (compresi i numerosi busti di personalità celebri della storia e della cultura italiana). Due opere qui testimoniano l’influenza elvetica della sua architettura: lo “chalet svizzero”, un padiglione che maschera il serbatoio idrico per l’innaffiamento dei giardini e dei viali, e la torretta in ghisa che custodisce l’idrocronometro, un progetto di orologio ad acqua (realizzato dal fisico e padre domenicano Giovan Battista Embriaco, presentato all’esposizione universale di Parigi del 1867).